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Pizzeria senza fattorino: ordini online solo asporto

di Vittorio Cipriano·

La domanda arriva sempre allo stesso punto della conversazione. Si parla di ordini online, il discorso fila, poi il titolare si ferma un attimo e dice: «Sì, ma io chi ce l'ho che consegna?»

E lì di solito finisce tutto. Perché nel tuo comune un fattorino da chiamare non esiste. Non c'è l'app che ti manda il ragazzo in dieci minuti, non c'è l'agenzia, non c'è nessuno a cui girare la consegna quando arriva l'ordine. C'è tuo cognato quando è libero, e basta.

La risposta è più semplice di quella che ti aspetti: non consegna nessuno. Il cliente ordina dal telefono, paga al ritiro e passa a prendersela all'ora che gli dici tu. Si chiama asporto, lo fai già da vent'anni. L'unica cosa che cambia è che l'ordine te lo scrive lui invece di dettartelo mentre hai le mani nella farina.

Se invece la tua domanda è un'altra — conviene consegnare o no? — quella è una discussione separata, e l'ho già fatta per intero qui. Questo pezzo dà per scontato che il fattorino non ce l'hai, e parte da lì.

«Solo asporto» è un interruttore, non un ripiego

Dentro Yumly la consegna a domicilio è un interruttore vero, in una pagina sola. In Asporto e consegne trovi due riquadri: Asporto + Consegna e Solo asporto. Ne scegli uno, si salva da solo, fine.

Non è un dettaglio da smanettoni. Da quel momento il tuo menù online smette di parlare di consegne: il cliente che apre il link non vede il pulsante «Consegna», non vede l'elenco delle zone, non gli viene chiesto l'indirizzo di casa. In fondo alla pagina degli ordini legge una riga sola: «Solo asporto · paga al ritiro · niente commissioni».

Niente promesse che poi devi ritirare al telefono. È questo il punto: la versione asporto non è la versione monca, è una configurazione dichiarata, che il cliente capisce al primo colpo d'occhio.

Senza consegne il setup è più corto

Qui c'è la parte che quasi nessuno si aspetta. Con la consegna accesa, prima di poter ricevere ordini devi aver fatto tre cose: pubblicare il menù, impostare gli orari della cucina e creare almeno una zona di consegna. La checklist dentro lo Studio ti chiede anche di aggiungere un fattorino.

Con Solo asporto le zone e i fattorini spariscono dalla lista. Non diventano "da fare più tardi": proprio non compaiono. Restano due cose:

  1. il menù pubblicato con almeno un piatto;
  2. gli orari della cucina, cioè le fasce in cui accetti ordini.

Tutto il resto è opzionale. Le notifiche istantanee su Telegram o sul browser sono consigliate ma non obbligatorie, perché l'email a ogni ordine è sempre attiva e non va configurata: anche se non tocchi niente, l'ordine ti arriva.

Tradotto: la parte che ti sembrava più complicata — decidere fin dove arrivi, quanto far pagare, chi ci va — è esattamente la parte che salti.

Cosa vede il cliente, schermata per schermata

Vale la pena guardarlo dal suo lato, perché è quello che determina se l'ordine arriva o no.

Apre il link, sfoglia il menù, aggiunge le pizze al carrello. Alla cassa trova la sezione Modalità ritiro con un riquadro solo: Asporto — vieni a ritirare al locale. Non deve scegliere niente.

Poi i suoi dati: nome e telefono, obbligatori. L'email è facoltativa, serve solo se vuole la conferma scritta. L'indirizzo non glielo chiede nessuno, perché non serve a nessuno.

E poi paga. Ma su come paga, va detta la cosa giusta.

Come si paga davvero (e cosa non prometterti)

I contanti sono sempre attivi, senza toccare niente: il cliente vede «Contanti al ritiro — pagherai direttamente alla pizzeria». Questo è il comportamento di base, quello che hai anche se non configuri nient'altro.

Se hai un POS e vuoi che il cliente possa scegliere la carta al banco, c'è una spunta da attivare nella sezione Pagamento («POS portatile»). Da quel momento fra le opzioni compare POS al banco. È spenta di default, quindi se non la accendi tu il cliente non la vede.

Il pagamento con carta online, prima di venire a ritirare, esiste ed è incluso nel canone — ma richiede un passaggio in più: devi collegare il tuo conto tramite Stripe, con i dati dell'attività e la verifica. Finché non lo fai, quell'opzione al cliente non compare, e va benissimo lo stesso: si paga al ritiro come hai sempre fatto.

Lo scrivo chiaro perché in giro si legge spesso «il cliente paga prima e tu sei tranquillo». Con il solo asporto appena acceso, la verità è che paga al ritiro. Se poi colleghi il conto, guadagni anche l'incasso anticipato.

L'ora del ritiro la decidi tu, non il sistema

Questa è la differenza vera con il telefono, ed è anche la risposta al dubbio «e se me ne arrivano venti insieme?».

Quando arriva l'ordine tu lo accetti, e nel momento in cui lo accetti ti compare una domanda sola: «Pronto fra…», con i tasti già pronti — 15, 20, 30, 45, 60 minuti (o il numero che scrivi tu). Trenta è preselezionato. Tocchi il tuo numero, confermi, e il cliente riceve la conferma con una fascia di dieci minuti: ritiro 20:30–20:40.

Non stai più contrattando al telefono con la cornetta sulla spalla. Stai dicendo quando sei pronto, e chi ordina lo legge sul suo telefono senza richiamarti per chiedere «allora, è pronta?». Se sei sommerso, dai quarantacinque minuti invece di venti: l'ordine resta tuo, il cliente sa che aspetta, e non ti trovi dieci persone in piedi davanti al banco tutte alle otto e mezza.

Quando viene a ritirare, il gesto è uno: «Cliente ha ritirato». L'ordine si chiude e sparisce dalla lista. Sui minuti che questo ti fa risparmiare — e su quelli che il telefono ti costa già — ho fatto il conto per esteso in un altro pezzo: qui non lo rifaccio.

Le tre cose che il solo asporto non ti risolve

Meglio dirle adesso che scoprirle a metà sabato sera.

Non esiste l'ordine minimo. Non c'è un campo per dire "sotto i 15 euro non accetto". Chi ti ordina una margherita da sei euro te la ordina. Con l'asporto pesa meno che col domicilio — non stai mandando nessuno a fare cinque chilometri per sei euro — ma sapilo.

Senza orari compilati non arriva niente. Le fasce della cucina non sono un vezzo: sono quelle che dicono al sistema quando sei aperto. Se le lasci vuote, per il tuo menù online sei sempre chiuso e il cliente non riesce a mandare l'ordine. Sono dieci minuti da fare una volta sola.

Non ti trova un fattorino. Questa non è una funzione che manca, è proprio un'altra cosa: se il problema è chi consegna, la risposta non sta in nessun software. Su quanto costa davvero un fattorino interno rispetto a uno esterno ho scritto qui.

Il giorno che il fattorino ce l'hai

Ecco perché partire dall'asporto non è un vicolo cieco: è lo stesso interruttore, girato dall'altra parte.

Il giorno che assumi il ragazzo — o che tuo figlio finisce la scuola e si libera il motorino — torni in Asporto e consegne, tocchi Asporto + Consegna, e ti si aprono le zone. Le crei a nome, come le chiami tu in paese: centro, zona stazione, contrada Sant'Anna. Niente raggi in chilometri, niente mappe da disegnare. Per ogni zona decidi quanto costa la consegna, zero incluso se vuoi tenerla gratis. Su come si stabiliscono quei confini e quei prezzi c'è un pezzo intero.

Il menù, gli orari, i clienti che hanno già imparato a ordinare dal link: quelli restano dove sono. Non ricominci da capo, aggiungi una riga.

Da dove parti questa settimana

Fai la prova più onesta che c'è: prendi il telefono, apri il tuo menù online come se fossi un cliente e prova a mandarti un ordine. Se ci arrivi in un minuto senza che il sistema ti chieda un indirizzo, sei a posto. Se ti si ferma da qualche parte, hai appena scoperto cosa sistemare — quasi sempre sono gli orari.

Se quel link ancora non ce l'hai, dai un'occhiata alla demo di Yumly. Sono €29 al mese, 30 giorni di prova senza carta di credito, e il menù lo carichiamo noi, gratis per i primi 50 clienti (poi €99 una tantum). Il fattorino non te lo troviamo: quello resta un problema tuo, e per ora non serve. Nel dubbio scrivi a Vittorio: info@yumly.it.