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Il menù chi me lo carica? Cosa serve davvero per partire

di Vittorio Cipriano·

C'è una domanda che mi fanno tutti, sempre nello stesso punto della telefonata. Non è «quanto costa». Non è «e chi consegna». È questa:

«Sì, va bene. Ma il menù chi me lo carica?»

Dietro c'è una paura precisa, e legittima: che ti vendano un sistema e poi ti lascino lì, davanti a uno schermo vuoto, a battere settantadue pizze una per una con due dita, di martedì pomeriggio, mentre l'impasto sta lievitando. L'ho vista succedere. È il motivo numero uno per cui un ristoratore si ferma dopo aver detto sì.

Allora te lo spiego per bene: cosa devi mandarci, in che formato, cosa ti torna indietro, quanto ci vuole e dove il conto può cambiare. Compreso quello che il setup non ti risolve.

Le due strade, e non sono uguali

Puoi caricare il menù in due modi, e vale la pena sapere che esistono entrambi prima di scegliere.

Strada 1: lo carichiamo noi. Ci mandi il materiale, ti consegniamo il locale pronto all'uso. Tu lo guardi, dici «qui manca la Bufala», la sistemiamo. Non tocchi niente.

Strada 2: te lo carichi da solo. Dentro il pannello c'è una procedura in tre modi: a mano voce per voce, dalle foto del menù cartaceo (fino a dieci foto, anche del pieghevole), oppure dal link del tuo vecchio sito-menù. Nel caso delle foto e del link non trascrivi niente: il sistema legge e crea da solo categorie e prodotti. Poi tu correggi quello che serve.

La seconda strada è più veloce di quanto pensi — una foto ci mette meno di un minuto — ed è la scelta giusta se hai voglia di metterci le mani. La prima è la scelta giusta se hai quattordici ore di locale al giorno e zero voglia di imparare un pannello nuovo a settembre.

Nessuna delle due è «quella dei bravi». Sono solo due modi diversi di spendere il tuo tempo.

Cosa ci devi mandare (la lista vera, non quella del sito)

Se scegli la prima strada, il materiale è questo. Te lo scrivo com'è nella nostra scheda di lavorazione, senza abbellirlo:

  • Il menù, in foto o in PDF. La foto va benissimo: quella fatta col telefono, storta, del cartellone appeso o del menù plastificato pieno di ditate. Non serve che sia bello, serve che si legga.
  • Orari e zone di consegna. I giorni in cui lavori davvero e, se consegni, fin dove arrivi.
  • I supplementi. Il Normale e il Maxi, la bufala al posto del fiordilatte, l'ingrediente da togliere.
  • Il brand: logo, colori, il carattere se ne hai uno. Se non hai un logo si parte senza, non è un problema.

Da lì noi prepariamo il resto: il menù dentro il sistema, i supplementi collegati alle pizze giuste, i QR code, e un ordine di prova fatto da noi per verificare che arrivi tutto — la notifica, l'email, la comanda.

Quell'ordine di test è la parte che nessuno racconta e che invece conta: significa che quando accendi, il giro è già stato fatto una volta da qualcuno che non sei tu.

Cosa NON serve mandarci

Questa lista è corta ma ti risparmia due serate:

  • Non servono le foto dei piatti. Si parte benissimo senza. Il menù funziona anche tutto testo, e la foto la aggiungi dopo, quando hai voglia.
  • Non serve il menù in bella copia. Non riscriverlo in Word per noi. Mandaci quello che usi davvero in pizzeria, anche se è un foglio scritto a penna con le correzioni sopra.
  • Non serve che tu abbia deciso tutto. Zone, orari e prezzi si cambiano dopo in due minuti, da solo, senza chiedere a nessuno. Non è un preventivo da firmare.
  • Non serve un sito. Se ce l'hai, ci fa comodo il link. Se non ce l'hai, cambia niente.

Quanto ci vuole, per davvero

Dalla consegna del materiale alla pagina pronta si parla di ore, non di settimane — e in genere si chiude in giornata. Ma la parte che decide la data non è la nostra: è il giro di revisione.

Funziona così: tu guardi il menù finito, trovi le tre o quattro cose che mancano sempre (la pizza del mese, il prezzo del supplemento cambiato a giugno, la birra che non fai più), ce le dici, si sistemano. Quel giro richiede mezz'ora del tuo tempo, in un momento in cui sei lucido. Se lo fai tra un'infornata e l'altra, lo rimandi tre volte e diventano dieci giorni.

Quindi il consiglio pratico: scegli tu il giorno in cui guardarlo. Martedì mattina, non sabato alle otto di sera.

Le tre cose che il setup non ti risolve

Questa è la parte che di solito si scopre dopo. Preferisco dirtela prima, anche se non mi conviene.

1. Se ti carichi il menù da solo dalle foto, quello che c'era prima viene sostituito. L'importazione non aggiunge: rifà il menù da zero con quello che ha letto. Se hai passato la domenica a inserire metà pizze a mano e poi importi le foto, quella mezza giornata la perdi. La regola semplice: o a mano, o dalle foto. Non i due metodi in fila.

2. Le foto dei piatti restano un lavoro tuo, una per una. Non c'è modo di caricarne quaranta in blocco. È il motivo per cui ti dico di partire senza: se aspetti di avere le foto di tutto, non accendi mai.

3. Quanti posti restano della promo dei primi 50 non te lo dice nessuno — nemmeno noi. Il conteggio esiste e scatta da solo, ma non c'è una schermata che ti dica «ne restano dodici». Lo scopri in un modo solo: entri nella sezione abbonamento del tuo pannello e guardi cosa c'è scritto sul setup. O «incluso gratis», o il prezzo. È uno dei limiti che ho più voglia di sistemare, ma finché è così te lo dico com'è, perché scoprirlo dopo l'iscrizione è il modo migliore per farti arrabbiare — ed è già successo.

Il conto, tutto insieme

Te lo metto in fila una volta sola, così non devi cercarlo:

  • La prova è di 30 giorni, senza carta di credito. Non ti viene chiesto un numero per iniziare. Quando scade, però, scade: non c'è una settimana di tolleranza. Se il mese ti è servito, metti la carta; se non ti è servito, non fai niente e finisce lì.
  • Poi sono €29 al mese, IVA inclusa. Se paghi l'anno sono €290, cioè circa €24 al mese.
  • Zero commissioni sugli ordini. Non prendiamo una percentuale su quello che vendi, né sul ritiro né sulla consegna. Il conto è €29 che tu faccia dieci ordini o trecento.
  • Il setup, cioè tutto il lavoro di sopra: lo carichiamo noi, gratis per i primi 50 clienti. Dal cinquantunesimo diventa €99 una tantum. Non è "setup gratis" per sempre ed è giusto che tu sappia qual è la condizione.
  • L'unica percentuale che esiste è quella di Stripe (~1,5%), e solo se accendi il pagamento con carta. Se fai pagare al ritiro o alla consegna — che è il modo in cui parte la quasi totalità delle pizzerie — quella percentuale non la paghi proprio, perché non c'è nessuna carta di mezzo. Come funzionano i soldi su un ordine con carta l'ho spiegato qui.

Se ti interessa il confronto con quello che costa oggi il tuo sabato sera al telefono, il conto completo è in questo articolo. Qui volevo solo che i numeri del setup fossero in un posto solo, in chiaro.

Dopo che il menù è caricato, mancano due cose

E sono le due su cui si perde più gente di quanta se ne perda sul menù.

La prima: gli orari. Finché non c'è almeno una fascia oraria compilata per i giorni in cui lavori, la cucina risulta chiusa e il cliente non riesce a mandare l'ordine, per quanto il menù sia bello. È la causa numero uno dei «ho pubblicato e non arriva niente», e l'ho raccontata per esteso qui.

La seconda: dirlo ai clienti. Dal pannello scarichi un foglio A4 con dodici adesivi QR già pronti da ritagliare — uno per il menù da leggere, uno per il menù con gli ordini. Quello degli ordini va sul cartone della pizza e sul bancone. Il resto — la frase al telefono, il gruppo del paese, la bio su Instagram — è lavoro tuo, e nessun sistema lo fa al posto tuo.

In due righe

Il menù te lo carichiamo noi, da una foto fatta col telefono, e ti torna indietro pronto con un ordine di prova già fatto. Oppure te lo carichi da solo fotografandolo, se preferisci avere le mani sul pannello. In tutti e due i casi la parte lunga non è il caricamento: è il mezz'ora in cui lo guardi e dici cosa manca.

Se vuoi vedere che faccia ha la pagina dal lato del cliente prima di decidere qualsiasi cosa, guarda la demo: sono due minuti e non ti serve registrarti. Se invece hai una domanda sul tuo menù in particolare — quello con le settantadue pizze e i tre formati — scrivi a info@yumly.it e ti rispondo io, anche solo per dirti se ha senso o no.

Se poi il dubbio vero è un altro, cioè «io col computer non ci so fare», allora leggi questo: è scritto per te.