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Google My Business pizzeria: setup completo in 1 ora

di Vittorio Cipriano·

Prova una cosa adesso, prima di leggere il resto. Prendi il telefono, apri Google e scrivi il nome della tua pizzeria. Quasi sicuramente ti esce un riquadro a destra o in cima: nome, una foto sgranata scattata da un cliente tre anni fa, un orario che forse non è più il tuo, e in fondo la scritta piccola "Rivendica questa attività".

Quella scheda è la tua vetrina su Google. Ed esiste anche se non l'hai mai creata tu: Google le genera da solo mettendo insieme dati pubblici, mappe e segnalazioni dei clienti. Il problema è che finché non la rivendichi, quella vetrina la scrivono gli altri. Gli orari li aggiorna chi passa di lì, le foto le mettono i clienti, e il numero di telefono potrebbe essere quello del vecchio fisso che nessuno guarda più.

Nel tuo comune, dove le grandi app di delivery non arrivano, chi ha voglia di pizza fa una cosa sola: apre Google o Maps e scrive "pizzeria" più il nome del paese. Non c'è un'app che gli propone dieci locali con le foto. C'è quella lista lì, e ci sei tu. Sistemare la scheda è il lavoro con il miglior rapporto tra fatica e risultato che puoi fare quest'anno: si fa una volta, in un'ora, gratis.

Prima cosa: la scheda esiste già o no?

Ci sono tre situazioni possibili, e cambiano i primi dieci minuti di lavoro.

La scheda c'è e non è di nessuno. È il caso più comune. Vedi la tua pizzeria su Maps, ma sotto compare "Rivendica questa attività" o "Sei il proprietario?". Devi rivendicarla, non crearne una nuova: se ne crei una seconda ti ritrovi con due schede doppie che si rubano le recensioni a vicenda.

La scheda non esiste proprio. Cerchi e non ti trova. Allora la crei da zero, sempre dallo stesso posto: cerchi il nome della tua attività su Google e scegli "Aggiungi la tua attività su Google".

La scheda c'è ed è già rivendicata da qualcuno. Succede più spesso di quanto pensi: l'ha aperta il nipote quattro anni fa, o l'agenzia che ti aveva fatto il sito, o un ex socio. Google ti fa richiedere l'accesso al proprietario attuale: parte una richiesta via email e se non risponde entro qualche giorno puoi procedere tu. Se sospetti sia il nipote, prima chiamalo: si risolve in due minuti invece che in due settimane.

Piccola nota sul nome, perché genera confusione: "Google My Business" non esiste più come app separata da qualche anno. Ora si chiama Profilo dell'impresa e si gestisce direttamente da Google e da Maps, cercando la tua attività mentre sei loggato con il tuo account. Se qualcuno ti dice "scarica l'app My Business", ti sta dando un'informazione vecchia.

La verifica: l'unico passaggio che non dipende da te

Per darti le chiavi della scheda, Google vuole la prova che l'attività è davvero tua. A seconda dei casi ti propone un metodo diverso: un video da girare col telefono (il più frequente oggi), una telefonata o un SMS con un codice, una email, o la vecchia cartolina per posta.

Se ti tocca il video, preparati prima così lo giri una volta sola. In un'unica ripresa, senza stacchi, devi far vedere tre cose: che sei davvero in quel posto (l'insegna e la strada intorno), che è un'attività vera (il banco, il forno acceso, la cella), e che tu ci lavori dentro (apri il registratore di cassa, il retro, un cassetto con le chiavi). Due minuti in tutto. Nessuno lo guarda per giudicare l'estetica.

La verifica può richiedere qualche giorno. Nel frattempo puoi comunque compilare tutto: le modifiche diventano pubbliche appena arriva l'approvazione.

I 6 campi che decidono se ti scelgono

Qui sta il grosso del lavoro, ed è quello che fa la differenza tra una scheda che c'è e una scheda che porta ordini.

1. Categoria giusta (2 minuti, pesa tantissimo)

La categoria principale dice a Google in quali ricerche farti uscire. Metti Pizzeria, non "Ristorante" generico. Poi aggiungi le secondarie che ti descrivono davvero: ristorante da asporto, servizio di consegna a domicilio, pizza al taglio se la fai. Una pizzeria di paese catalogata come "Ristorante" perde tutte le ricerche di chi scrive "pizzeria d'asporto" + nome del comune, che sono esattamente quelle che ti servono.

2. Orari veri, e soprattutto quelli straordinari

Gli orari sbagliati sono il modo più stupido di perdere un cliente: uno arriva davanti alla serranda abbassata e per giunta ti lascia una recensione arrabbiata. Metti gli orari reali, compreso il giorno di chiusura, e usa gli orari straordinari per le ferie e le festività. Se chiudi due settimane ad agosto, impostalo adesso che ci pensi: Google avvisa chi cerca e tu non ricevi telefonate a vuoto.

3. Le foto (è la parte che quasi tutti saltano)

Il cliente che non ti conosce decide guardando le foto. Se le uniche che hai sono quelle sfocate caricate dai clienti, stai facendo pubblicità con il materiale di qualcun altro.

Ti servono, minimo: l'esterno con l'insegna di sera (così chi arriva ti riconosce), il locale dentro, il forno o il banco al lavoro, e cinque o sei pizze fotografate bene. "Bene" vuol dire con la luce naturale del pomeriggio, dall'alto, sul piano di lavoro pulito, senza filtri. Ci vuole mezz'ora e si fanno tutte in un colpo solo, in un giorno di chiusura.

Metti anche il logo e una foto di copertina. E ogni tanto aggiungine una nuova: una scheda con foto recenti comunica "posto vivo", una ferma a tre anni fa comunica il contrario.

4. Il link per ordinare — è qui che la scheda diventa soldi

Nella scheda puoi inserire dei link: il sito, e il link per gli ordini. Questo è il punto in cui la maggior parte delle pizzerie di paese butta via il lavoro fatto finora, perché lascia quel campo vuoto o ci mette la pagina Facebook.

Ragiona su cosa succede a chi ti trova. Sono le 20:40, il cliente ha visto le tue foto, gli è venuta fame. Se l'unica cosa che può fare è toccare "Chiama", finisce nella coda del telefono insieme agli altri quindici del sabato sera — e il telefono che squilla ottanta volte lo conosci meglio di me. Se invece trova il pulsante per ordinare, l'ordine te lo scrive lui, con l'indirizzo giusto, mentre tu inforni.

Ecco perché quel campo va riempito con un link a un menù che prende ordini davvero. Con Yumly hai una pagina tua da incollare lì dentro: il cliente vede il menù, compone l'ordine e te lo manda scritto. Se vuoi vedere com'è fatta prima di decidere, guarda la demo — e se non hai voglia di caricare i piatti, ci mandi la foto del menù e lo carichiamo noi.

5. Attributi e servizi

Sono le spunte che dicono al cliente cosa può fare da te: asporto, consegna a domicilio, posti a sedere, pagamento con carta, accesso disabili. Sembrano dettagli, ma Google le usa per filtrare i risultati: se non spunti "asporto", chi cerca pizza d'asporto rischia di non vederti.

6. La descrizione

Poche righe in italiano semplice: chi sei, da quanto tempo, cosa fai meglio, in quali paesi consegni. Quest'ultima parte è più importante di quanto sembri, perché il cliente del comune vicino non ha modo di sapere se arrivi fino a lì. Scrivilo esplicitamente: "consegniamo a [paese tuo] e nelle frazioni".

Recensioni e domande: la scheda va tenuta viva

Il setup finisce qui, ma la scheda non è un cartellone che appendi e dimentichi.

Le recensioni sono il numero che il cliente guarda per primo, prima ancora delle foto. Rispondi a tutte, anche a quelle da cinque stelle, con una riga. Sulle negative, mai rispondere a caldo: una risposta educata a una recensione arrabbiata convince più il prossimo che la legge che chi l'ha scritta. Su come alzare la media senza scocciare nessuno ne abbiamo parlato qui: da 3.8 a 4.5 stelle in 60 giorni.

Poi c'è la sezione domande e risposte, che quasi nessuno presidia. Chiunque può scrivere una domanda e chiunque può rispondere — anche uno che non c'entra niente, sbagliando. Fai una cosa furba: scrivi tu le tre domande che ti fanno sempre al telefono ("consegnate a...?", "si paga con la carta?", "fate senza glutine?") e rispondi tu stesso. Sono risposte che dai già venti volte a settimana a voce.

Il piano dell'ora

Se vuoi farlo oggi, questo è l'ordine:

  1. 10 minuti — cerca la tua pizzeria, capisci se la scheda esiste, rivendicala o creala.
  2. 5 minuti — avvia la verifica (se è il video, giralo subito che sei già in negozio).
  3. 10 minuti — categoria, orari normali e straordinari, attributi, descrizione.
  4. 30 minuti — le foto: esterno, dentro, forno, cinque o sei pizze.
  5. 5 minuti — incolla il link per ordinare e scrivi le tre domande frequenti.

Poi bastano dieci minuti a settimana: rispondi alle recensioni nuove, carica una foto, e a inizio stagione aggiorna gli orari.

Non è marketing e non serve essere tecnologici. È mettere in ordine l'unica vetrina che i tuoi clienti guardano davvero prima di scegliere dove ordinare la pizza stasera. Se ti blocchi su un passaggio, scrivimi a info@yumly.it: il pezzo del link agli ordini, volendo, te lo sistemiamo noi.